AWOS TALKS | BRIAN O’TOOLE (EX OFAC)

Gli USA e le sanzioni economiche internazionali

Parte 2

Le differenze tra Biden e Trump verso l’Iran. La “zona grigia” delle sanzioni secondarie per le aziende europee e la difficoltà di trovare un accordo con gli USA per definire il loro campo. Le differenze di applicazione delle sanzioni secondarie nei diversi regimi sanzionatori.

Pubblichiamo la seconda parte della video intervista realizzata da Paolo Quercia, Direttore del Comitato Scientifico di AWOS e docente di Studi Strategici all’Università di Perugia, a Brian O’ Toole, ex Senior Advisor dell’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attualmente Direttore Sanzioni e Screening di Truist Financial Corporation e nonresident senior fellow dell’Atlantic Council.

Per vedere la seconda parte dell’intervista sul canale youtube di AWOS

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Di seguito riportiamo alcuni passaggi della seconda parte dell’intervista.

Paolo Quercia – L’Iran è il più grande regime sanzionatorio ed è anche quello in cui esiste un divario significativo tra Stati Uniti ed Europa. Dopo la crescente presa di mira di soggetti, entità e settori economici iraniani da parte degli USA, c’è stata una richiesta da parte della comunità internazionale di alcune eccezioni al regime di sanzionatorio legate agli aiuti umanitari. Cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?

Brian O’ Toole – “…Gli Iraniani stanno cercando di mantenere una certa indipendenza sul nucleare, ma senza spingersi al punto di abbandonare completamente l’accordo…non possono fare qualcosa di provocatorio perché sono vicini a spingere gli europei a maggiori sanzioni… Sarà interessante vedere cosa succede dopo le elezioni. Penso che la situazione sia molto simile a quella verso la Russia. C’è un percorso molto divergente con un’amministrazione Biden…Un’amministrazione Trump penso che continuerebbe a cercare di minare l’accordo nucleare e di spingere gli iraniani a fare qualcosa di provocatorio…”

Paolo Quercia – Un’eventuale amministrazione Biden non può tornare al JCPOA com’era prima, perché le sanzioni sono un gioco strategico. Fondamentalmente si troverebbe nella stessa posizione che Trump forse ora vorrebbe negoziare. È difficile vedere dove Biden potrebbe portare questa nuova relazione con l’Iran, una volta che è stata rotta.

Brian O’ Toole – “…Tony Blinken ha dichiarato che se l’Iran tornasse alla conformità e al JCPOA, lo farebbero anche gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Biden…La giustificazione del JCPOA era che è preferibile negoziare sul sostegno regionale dell’Iran al terrorismo, sul programma iraniano relativo ai missili balistici o sulle questioni iraniane dei diritti umani con un governo che non ha un percorso verso un’arma nucleare…quattro anni dopo questa è un’affermazione problematica …perché alcuni aspetti dell’accordo sono ancora in discussione…

Paolo Quercia – Il tema delle sanzioni secondarie, e della loro espansione, è di interesse per le relazioni politiche tra Europa e Stati Uniti, ma anche per gli sforzi di conformità delle imprese. A volte è molto complicato per le imprese scoprire qual è il nesso con il sistema giurisdizionale USA, questa tipologia di sanzioni diventano una sorta di “zona grigia”. Non sarebbe nell’interesse sia degli Stati Uniti sia dell’Unione Europea trovare un accordo per meglio definire l’ambito delle sanzioni secondarie?

Brian O’ Toole – “Non credo che questo accordo sia possibile. Le sanzioni secondarie sono una creazione del Congresso e al Congresso piace affermare la sua indipendenza dall’amministrazione USA, ma anche soprattutto da paesi stranieri… Penso che l’aspetto da ricordare delle sanzioni secondarie è che sono essenzialmente una falla legale, nel loro costrutto non c’è nulla che l’amministrazione non potesse già fare…Le sanzioni secondarie dicono in genere che occorre condurre con consapevolezza una transazione significativa con un soggetto sanzionato… Capire per le aziende qual è il panorama politico e sapere che anche se le sanzioni secondarie si applicano a Hezbollah, alla Russia e all’Iran, tutte queste cose sono trattate in modo diverso…”