AWOS TALKS | GIULIANO NOCI

Il grande nodo della Cina: guerra commerciale, egemonia geopolitica e leadership tecnologica

Parte 2

L’accordo sui dazi tra USA e Cina. La questione Hong Kong tra esigenze politiche ed esigenze commerciali. Il percorso della Cina sul codice civile e l’apertura di aree di business. La partita tecnologica e il caso Huawei al centro delle preoccupazioni occidentali. Dal reshoring della produzione allo shiftshoring.

Pubblichiamo la seconda parte della video intervista realizzata da Paolo Quercia, Direttore del Comitato Scientifico di AWOS e docente di Studi Strategici all’Università di Perugia, a Giuliano Noci, Prorettore del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano, tra i massimi esperti di questioni cinesi.

Per vedere la seconda parte dell’intervista sul canale youtube di AWOS

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Di seguito riportiamo alcuni passaggi della seconda parte dell’intervista.

Paolo Quercia: Dopo due anni di guerra tariffaria Trump ha raggiunto un accordo con Pechino, con cui la Cina si impegna a bilanciare il disavanzo commerciale con gli USA attraverso l’acquisto di una serie di prodotti. Riuscirà la Cina a rispettare questi impegni, tenuto anche contro della crisi del Covid?

Giuliano Noci: “…la Cina, quanto meno sul negoziato agricolo, si sta impegnando acquistando soia e cereali in grandi quantità, lo ha ripreso a fare quasi subito dopo l’uscita dal lockdown. Sta cercando di sostenere per quello che può l’accordo proprio perché ha interesse a sostenere Trump…Questo accordo, fino a che c’è Trump regge, paradossalmente, perché Trump lo deve esibire come risultato…perché altrimenti ha poca carne da far vedere…”

Paolo Quercia: Su Hong Kong la partita si sta definendo, perlomeno in questa fase in cui gli americani sono preoccupati anche per la presenza di proprie imprese finanziarie e di servizi lì basati. Se dovessero ricadere sotto il controllo di sicurezza cinese potrebbero avere una vulnerabilità per il sistema americano stesso.

Giuliano Noci: “…Credo che la Security Law sia una Security Law con valenza politica e non mi aspetto una Cina che entri troppo nel discorso del business, perché oggettivamente non ne ha convenienza. Alla Cina serve ancora una piazza finanziaria e di business relativamente indipendente. Quindi non mi aspetto che su Hong Kong si avviino misure di controllo asfissiante del business come avviene in Cina. Cina da cui però le stesse imprese americane non vogliono andar via, nonostante ci sia controllo…”

Paolo Quercia: Di recente la Cina ha approvato il nuovo codice civile, dove si trovano diverse norme che riguardano lo status, le possibilità e i diritti delle aziende straniere. Nel nuovo codice ci sono effettivi miglioramenti e semplificazioni sulle garanzie degli investitori stranieri in Cina?

Giuliano Noci: “…La Cina sta progressivamente ammodernando il proprio impianto legislativo. Sui diritti di proprietà intellettuale ha portato avanti percorsi relativamente importanti, sta continuamente riducendo la lista degli ambiti a maggior controllo, ha delistato un numero importante di aree di business…Si tratta ovviamente di un ammodernamento in salsa cinese…”

Paolo Quercia: Riguardo la competizione tecnologica tra USA e Cina un aspetto chiave è rappresentato dal caso della Huawei. Come inquadra questa questione, i suoi collegamenti con il 5G e che sviluppi ci possono essere?

Giuliano Noci: “…Huawei in questo momento ha un vantaggio di un paio d’anni rispetto ai competitor occidentali Nokia ed Ericsson con riferimento al 5G…Il ruolo di Huawei appare agli interlocutori politici più critico perché il 5G rappresenterà la vera e propria infrastruttura nervosa del sistema economico futuro… Da qui la grande attenzione riservata dagli Stati Uniti su questo tipo di tecnologia, da qui la crescente attenzione dei paesi europei… Gli occidentali temono che in nome di una legge in salsa pechinese il partito comunista possa farsi dare da Huawei tutti i dati che ritiene opportuni…”

Paolo Quercia: Negli ultimi mesi nella logistica, forse a seguito del Covid e su spinta degli Usa, sta emergendo la necessità di accorciare le supply chain e soprattutto di arrivare ad un reshoring di molti degli investimenti americani in Cina, rimpatriandoli. Che idea si è fatto di questo dibattito?

Giuliano Noci: “…Al reshoring non credo assolutamente, è semplicemente una boutade elettorale…I processi di internazionalizzazione di oggi sono sempre meno orientati in questa direzione e sono sempre più in logica di asservimento del mercato locale…Quello che posso vedere è una sorta di shiftshoring in altri paesi eventualmente alleati, altri paesi asiatici… Però deve scontare il fatto che la Cina ha l’efficienza logistica più alta di tutti i Paesi confinanti, l’India ad esempio è 50 anni indietro…Fermo restando che indipendentemente da Trump le aziende cinesi o americane che erano in Cina in nome di una leadership di costo sono già scappate dalla Cina perché la Cina non è più il paese più economico del mondo…”