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AWOS porta a Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry il tema delle nuove regole del commercio internazionale

In un contesto internazionale sempre più complesso, caratterizzato da tensioni geopolitiche, nuove restrizioni commerciali e crescenti obblighi normativi, le imprese che operano sui mercati globali devono affrontare sfide sempre più articolate. È questo il tema al centro dell’intervento di Zeno Poggi, Presidente di AWOS – A World of Sanctions, durante Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry, il forum di riferimento in Italia per il confronto tra industria, logistica, trasporti e istituzioni sui temi del commercio internazionale e delle catene del valore.

Nel corso dell’evento, ospitato a Milano il 3 e 4 marzo 2026, Poggi ha illustrato come il processo di globalizzazione stia attraversando una fase di profonda trasformazione. L’emergere di relazioni economiche sempre più bilaterali tra Stati sta infatti determinando la diffusione di tre principali categorie di restrizioni che incidono direttamente sugli scambi internazionali: sanzioni economiche, misure tariffarie e barriere non tariffarie.

«Il commercio internazionale sta cambiando rapidamente», ha spiegato Poggi. «Le imprese devono oggi confrontarsi con un sistema sempre più complesso di restrizioni e controlli. Non si tratta solo di dazi o sanzioni: esiste un insieme molto ampio di norme tecniche, regolamenti e requisiti che possono condizionare l’accesso ai mercati».

Sanzioni internazionali e rischio geopolitico

Le sanzioni rappresentano oggi uno degli strumenti più rilevanti della politica internazionale. A livello globale sono attivi oltre 200 regimi e programmi sanzionatori, adottati da autorità come Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e Nazioni Unite, che coinvolgono circa 40 Paesi e quasi 48.000 soggetti ed entità listati, con i quali è vietato operare commercialmente.

Queste misure limitano significativamente la libertà degli scambi e costituiscono uno strumento coercitivo utilizzato dagli Stati nelle relazioni internazionali, prima di arrivare a forme di conflitto più estreme. Parallelamente cresce il rischio di elusione delle misure restrittive, che può verificarsi quando operazioni commerciali apparentemente lecite nascondono triangolazioni verso Paesi sottoposti a programmi sanzionatori.

Il tema delle sanzioni assume oggi una rilevanza crescente anche sul piano normativo. In Italia è stato infatti pubblicato il Decreto Legislativo 211/2025, che attua la Direttiva (UE) 2024/1226 sui reati e sulle sanzioni per la violazione delle misure restrittive dell’Unione europea. Entrato in vigore il 24 gennaio 2026, il provvedimento introduce un nuovo quadro penale per le violazioni delle sanzioni internazionali.

Il rischio oggettivo: prodotti sensibili e beni a duplice uso

In questo contesto, le imprese devono considerare anche il cosiddetto rischio oggettivo, legato alla tipologia dei prodotti esportati. Alcune categorie merceologiche possono infatti richiedere specifiche autorizzazioni per l’export verso determinati Paesi o, in alcuni casi, essere soggette a divieti.

Tra queste rientrano i beni a duplice uso, cioè quei prodotti e tecnologie che possono avere applicazioni sia civili sia militari e che sono quindi sottoposti a normative particolarmente stringenti, nonché i prodotti destinati a uso militare, anch’essi soggetti a specifiche autorizzazioni per l’esportazione.

Il ritorno dei dazi e del protezionismo

Un altro fattore che sta incidendo sugli scambi globali è la crescente diffusione di misure tariffarie, come dazi e altre politiche economiche restrittive. Negli ultimi anni, in particolare, gli Stati Uniti hanno intensificato il ricorso a strumenti tariffari anche con finalità coercitive o punitive nei confronti di determinati partner commerciali.

Secondo Poggi, la gestione di queste dinamiche non può essere affrontata esclusivamente in chiave legale: «Le imprese devono sviluppare una vera pianificazione manageriale delle strategie commerciali e della supply chain».

Barriere non tariffarie: il protezionismo invisibile

Oltre ai dazi, assumono un ruolo sempre più rilevante le barriere non tariffarie, ovvero misure normative che possono limitare l’accesso ai mercati anche in assenza di imposte doganali.

Tra queste rientrano regolamenti tecnici, requisiti di sicurezza e conformità, normative di etichettatura, regolamentazioni ambientali, restrizioni sanitarie e procedure doganali complesse. Queste misure possono essere applicate sia all’importazione sia all’esportazione e rappresentano spesso forme indirette di protezionismo economico.

La risposta delle imprese: organizzazione e competenze

In questo scenario, la competitività delle imprese dipende sempre più dalla capacità di sviluppare sistemi di compliance e gestione del rischio in grado di garantire la conformità alle normative internazionali.

Come sottolineato durante l’intervento, solo un approccio integrato – che combini presidio doganale, controllo regolatorio e programmi interni di conformità – può consentire alle aziende di esportare in sicurezza e continuare a crescere nei mercati globali.